I fatti di Roma sono stati tristi. Ma significativi.
Centinaia di migliaia di donne e uomini indignati ed esasperati volevano manifestare il loro dissenso pacificamente. Tra di essi qualche centinaio di individui di varia provenienza, infiltrati compresi, che invece cercavano il conflitto. Ciechi e privi di strategia saccheggiano e distruggono auto e cose, aggrediscono gli altri manifestanti ai quali non resta che scostarsi o in alcuni casi difendersi, giustamente, e addirittura provare ad allontanarli. Ma affrontare un coglione armato di mazza e con il casco quando sei uscito di casa con una maglietta colorata e al massimo una bandiera è impresa ardua.
Insomma: due anime, una incazzata ma pacifica, seriamente contestatrice perché conscia del contesto, del senso di una grande marcia pacifica e mondiale, fiduciosa del peso della pubblica opinione e della solidarietà tra pari. L'altra inutilmente vandalica, irrazionalmente incendiaria, tristemente incapace di solidarietà e senso di unità tra esclusi.
Tutti intrisi da un legittimo senso di frustrazione accumulato ad obbedire, inviare inutilmente il curriculum, lottare contro la cassa integrazione, obbligati a votare o Veltroni o Berlusconi nel segno del voto inutile.
I primi induriti dalla consapevolezza che sarà dura, che c'è da inventare qualcosa e nel frattempo opporsi strenuamente ad una politica al servizio esclusivo della finanza.
Gli altri, si capisce, dominati da impulsi riottosi, che da analfabeti della lotta politica aspirano alla rivoluzione. La rivoluzione contro un cassonetto della spazzatura. Contro dieci automobili. Contro i vecchi compagni dei Cobas, contro i braccianti sfruttati in Capitanata.
La polizia si è fatta vedere solo più in là, a piazza San Giovanni. Dove è successo il finimondo. Scene di guerra. Idranti, blindati pesanti come carrarmati lanciati tra la folla, bombe carta, lacrimogeni, sanpietrini che volavano, spranghe, elmetti, manganelli, fumo, fiamme ed esplosioni. In poche parole, una vera battaglia e se non è morto nessuno è solo un caso.
Noi proviamo a raggiungere la piazza, con una sacrosanta voglia di manifestare davanti al mondo il nostro rifiuto della politica al servizio di una finanza malata, e invece ci fanno correre come lepri per tutta Roma tra blindati e ragazzini travestiti da zorro cattivo. Bombe carta e mazze per noi, mentre i signori dell'alta finanza se la ridono ben discosti.
Alla fine ci ritroviamo in una mesta passeggiata di un'armata enorme e acefala che si idriche verso le stazioni di partenza, Ostiense, Termini. Triste ed impressionante. Non un canto, non una bandiera sventolata. Solo una coppia di genitori che fotografa il loro bambino di 4-5 anni che regge un cartello su cui è scritto: "ladri di sogni, giù le mani dal mio futuro".
